Le lezioni di Raffaella

Ieri, uscendo da lavoro, stanche e accaldate dal sole fiorentino delle 5 di pomeriggio, in attesa della tramvia che ci riportasse a casa per vedere la nazionale, alle fermate abbiamo potuto ascoltare le canzoni di Raffaella Carrà. Ci siamo immaginate che a Wembley i tifosi spagnoli e quelli italiani intonassero insieme qualche canzone della showgirl dal caschetto biondo onorando così i due paesi a cui lei ha dato tanto (e tanto ha ricevuto). Chissà se l’hanno fatto, purtroppo si è sentito sempre lo stantio popporopppopppò.

Martedì Raffella Carrà si è spenta all’età di 78 anni. E’ stata un’icona della tv e dello spettacolo italiano per lunghi anni e per tante generazioni. Ma non è stata solo questo. Raffaella è stata la prima italiana a presentarsi in modo diverso dal classico canone femminile di madre, moglie, sorella, donna remissiva. Era una donna che parlava liberamente di sessualità, di conquistare un uomo, che si innamorava di uomini gay e che viveva relazioni tossiche. Si presentava con l’ombelico scoperto e ballava il Tuca Tuca insegnando agli uomini cosa dovevano fare.

Oggi siamo circondati/e da canzoni sessualmente esplicite e parlare di relazioni e sessualità sembra abbastanza scontato. La Carrà è stata una pioniera e ci ha insegnato che si può scegliere, che il corpo lo si può usare a proprio piacimento e che nessun amore è proibito, usando ritmi popolari a cui in pochi sanno resistere.

Ecco quindi una piccola sintesi di quello che Raffaella ci ha insegnato negli anni ’70 e che possiamo tranquillamente traslare al 2021.

1) Provarci con qualcuno – Tuca Tuca (1971) – La canzone insiste sul ruolo attivo delle donne: se ti piace qualcuno diglielo, non aspettare che sia lui a fare il primo passo. Io ho inventato questo ballo e ti dico che mi piaci. In questo mondo di attivismo social, scritte in direct, match di Tinder, dove si chiacchiera tanto e ci si ammorba di messaggini ma poi nessuno fa il primo passo, Raffaella ci insegna che se non si vuole invecchiare nell’attesa della (in)decisione della controparte bisogna buttarsi e insegnare come si fa.

questo ballo si chiama tuca tuca / l’ho inventato io / per poterti dire / mi piaci mi piaci mi piaci / ti voglio / è tanto bello star con te/ e quando ti guardo lo sai cosa voglio da te

2) Fare l’amore – Tanti auguri (1978) – Questa canzone è un inno al sesso e alla sessualità. Quanti consigli spassionati e allegri che ci dà: dal vivere la vita con meno pesantezza “Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in là” alla libertà senza gabbie né tempi fissati da nessuno (che farebbe tanto bene a tante) “sono un cuore vagabondo che di regole non ne ha, la mia vita è una roulette i miei numeri tu li sai”. Nell’amore non ci sono regole, nei sentimenti nemmeno. Non ci sono scadenze, non ci sono tempi giusti.

Ma girando la mia terra io mi sono convinta che, non c’è odio non c’è guerra quando a letto l’amore c’è, com’è bello far l’amore da Trieste in giù, com’è bello far l’amore io son pronta e tu” . La Carrà ci insegna che lei un po’ di mondo l’ha visto ed ha capito che non c’è cosa più bella del far l’amore. Anche il poliamore “tanti auguri a chi tanti amanti ha”. E mi raccomando: “l’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu“.

Ed ecco poi il mantra: se ti lascia che si fa? Si piange, ci si dispera, si versano lacrime pensando che resteremo zitelle per tutto il resto della nostra vita e poi morto un papa se ne fa un altro, più bello e con meno problemi (perché diciamolo, se ci si lascia è perché c’è qualcosa che non va) “E se ti lascia lo sai che si fa? Trovi un altro più bello che problemi non ha”. La frase che problemi non ha è fondamentale. Già la vita è complicata, mettersi con qualcuno/a pieno di problemi è utile? Esistono la Caritas, la psicologia, la psichiatria, le mamme e gli amici per questo.

3) Chiedere esplicitamente cosa vogliamo – A far l’amore comincia tu (1976) – Ecco un’altra delle canzoni più sessualmente esplicite: un incitamento affinché si faccia capire ai propri amanti cosa si vuole. Il sesso non deve essere visto come un tabù. L’intimità è fondamentale, e parlare e chiedere cosa vogliamo è la base per far funzionare tutto a meraviglia.

Se lui ti porta su un letto vuoto / il vuoto daglielo indietro a lui / fagli capire che non è un gioco, fagli capire quello che vuoi/ e se si attacca col sentimento portalo in fondo ad un cielo blu /le sue paure di quel momento le fai scoppiare solo tu

4) I Toy boy vanno presi in considerazione – Pedro (1980)

La canzone che ci sprona a fare due cose fondamentali:

– viaggiare da sole

– prendersi un toy boy

“Passeggio tutta sola per le strade guardando attentamente i monumenti / la classica straniera con un’aria strana che gira stanca tutta la città / ad un certo punto della passeggiata mi chiama da una parte un ragazzino / sembrava a prima vista tanto perbenino si offre a far da guida per la città / altro che ragazzino che perbenino sapeva molte cose più di me / mi ha portato tante volte a veder le stelle ma non ho visto di niente di Santa fe / Pedro Pedro Pedro Pe, praticamente il meglio di Santa Fe

5) Carpe diem – Mi spendo tutto (1981) – Inno alla libertà nei modi di essere e di approcciarsi alla vita con allegria e felicità: “Mi tingo, mi trucco/Come se avessi in faccia colla e stucco / Con allegria / Col buon vino che alla testa ti dà /Tutto va via, il domani si vedrà / Son pazza, lo ammetto / Il falso ed il borghese mi va stretto / Poi viaggio se posso / Non perdo mai un’opportunità /Mi spendo tutto con questo finimondo che ci sta.

Quindi mangiamo, beviamo, usciamo fuori nel mondo, spendiamo i soldi tanto fuori c’è il finimondo, tutto finisce e domani si vedrà. “Ascolto in concerto / O giro per vetrine giù in città / Mi spendo tutto / Con questo finimondo che ci sta/ Con allegria / Col buon vino che alla testa ti dà / Tutto và via, il domani si vedrà. ” E facciamolo pure anche se siamo tristi per amore, o proprio non ce l’abbiamo. “Con allegria / Se l’amore tanto bene non va /Con allegria, il segreto è questo qua“.

6) Le relazioni tossiche – Forte forte (1976)- un brano che invece descrive le relazioni opposte a quelle precedenti, ovvero un rapporto basato solo sul sesso che vede la protagonista sottomessa e dipendente: Poi domani odio tutto / Anche il bene che dà / E mi sento come fossi / A mani vuote. Sempre e comunque consapevole e cosciente perchè non può fare a meno di questa carnalità.

7) Innamorarsi di un gay – Luca (1976) – In questo brano la Carrà racconta la sua tristezza dopo essersi presa una cotta per un “ragazzo dai capelli d’oro”, che però “vidi insieme ad un ragazzo biondo/Chissà chi era, forse un vagabondo/ Ma da quel giorno non l’ho visto proprio più”. Nel 1976 parlare di omosessualità in modo così schietto e leggero era insolito in un paese cattolico, difficoltà che pare esserci anche adesso, 45 anni dopo.

Ma l’ultimo insegnamento, quello che ci piace ricordare di più, è quello di BALLARE e di farlo sempre e ovunque, ma soprattutto ogni volta che sentiremo una sua canzone; e farlo nel modo che ci ha insegnato lei, sorridendo “Pazza pazza pazza su una terrazza“.

Autore dell'articolo: Redazione

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