Fiabe in analisi – Il Pifferaio Magico

Testo di Marcella Andreini

Il personaggio che in Italia è celebre come Pifferaio Magico è conosciuto, nel resto del mondo, come il Pifferaio Variopinto (Pied Piper); in effetti, fin dall’inizio la fiaba fa più volte riferimento al mantello a due colori indossato dal Pifferaio, come a sottolineare la principale caratteristica del personaggio e non si accenna alla magia. Si deve pensare che probabilmente il termine “magico” sia da riferirsi al potere incantatore della musica.

Il pifferaio, così vestito, libererà la città dai topi; quando tornerà per vendicarsi del torto subito, indosserà altri abiti, ossia abiti da cacciatore e un cappello rosso. Tuttavia, non perde la sua identità e viene, comunque, riconosciuto come pifferaio poiché anche in veste di cacciatore, sta suonando il flauto e non possiede armi da caccia. L’abito sembra quindi essere una caratteristica, una maschera fondamentale per la trama della fiaba. Un cambio di abiti che permette la metamorfosi del protagonista: da liberatore a rapitore, quale sarà la sua vera personalità?

Se consideriamo che uno dei pochi avvenimenti certi è relativo al fatto che la vicenda dei ratti è un’aggiunta del 1500, dobbiamo circoscrivere la vicenda della città di Hamelin solo ai bambini. In questo caso, prevarrebbe la figura del cacciatore sul pifferaio incantatore di topi.

Tre secoli dopo i Fratelli Grimm aggiunsero la variante finale, secondo la quale, due bambini (uno cieco e uno storpio) si salvarono e rimasero ad Hamelin; un terzo bambino, tornato indietro per prendere una giacca, riferirà di aver visto il folto gruppo di bambini sparire ai piedi di una montagna. Il bambino cieco e il bambino storpio sono stati probabilmente aggiunti dai Grimm per dare ancora più mistero alla vicenda, in quanto, i due bambini possono riferire solo in parte ciò che è successo, a causa dei loro handicap; impossibile, quindi, per le conoscenze umane risalire alla fonte originale.

In sintesi, se togliamo la vicenda dei ratti, se togliamo la variante dei Grimm, se togliamo la magia del pifferaio rimane questo:

Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo

il 26 di giugno

Da un pifferaio, vestito di ogni colore,

furono sedotti 130 bambini nati ad Hameln

e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline.” 

(Iscrizione ad Hamelin 1602-1603)

Chi ha portato via 130 bambini al suono di un piffero?

Sappiamo che Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo. Il diavolo, è spesso associato al suono del flauto, ripreso dai riti pagani legati a Fauno.

Non solo strumento musicale legato al diavolo, il piffero è uno strumento musicale usato soprattutto in epoca medioevale (la storia dei 130 bambini è datata 1284) dalle bande militari con l’accompagnamento dei tamburi. Nelle mani del Pifferaio, diventa forma e strumento per trasmettere il potere magico “incantatore” della musica. Tra le varie teorie sulla sparizione dei 130 bambini di Hamelin ci sarebbe quella che ritiene questo evento una delle tre Crociate dei bambini (1212 e 1251) quando bambini dell’Europa (Francia e Germania) furono reclutati per le Crociate. Ciò sarebbe coerente con il fatto che il Pifferaio era solito accompagnare le bande militari.

La prima, guidata dal francese Stefano di Cloies, raccolse circa trentamila ragazzi che abbandonarono i padri, le madri, le nutrici e tutti gli amici per dirigersi in processione, cantando, verso il Mediterraneo. Giunti a Marsiglia (1212), alcuni mercanti senza scrupoli si impegnarono a trasportarli gratis in Terrasanta, imbarcandoli su sette navi: di queste, due fecero naufragio e le rimanenti vennero condotte in Tunisia e in Egitto dove i fanciulli furono venduti come schiavi agli infedeli. La seconda crociata, partita dalla Germania lo stesso anno della precedente, raccolse circa ottomila bambini guidati dal dodicenne Nicholaus il quale assicurava che avrebbe camminato sul mare a piedi asciutti. Recatisi a Roma per avere la benedizione papale dovettero accorgersi che nessuna autorità era dalla loro parte: così, abbandonato il progetto, ripresero la via della Germania, attraversando le Alpi in pieno inverno. Tornarono affamati e a piedi nudi, uno a uno e in silenzio… molti di loro giacevano, morti di fame, sulle pubbliche piazze nei villaggi, e nessuno dava loro sepoltura. La terza, detta la crociata dei pastorelli, si mosse nel 1251 dalla Francia: diverse migliaia di ragazzi seguirono un misterioso vecchio, Giacobbe, maestro d’Ungheria. Loro meta era Gerusalemme ma, attraversando la Francia, devastarono le case degli ebrei e le proprietà dei baroni e del clero, e finirono tutti uccisi in scontri armati o impiccati dai cavalieri francesi. Da queste crociate trae origine probabilmente la famosa leggenda del pifferaio di Hamelin. (P. Concetti, dal Dizionario di Storia) 

Le parti che ho sottolineato sono quelle che, a mio avviso, ci dicono del carisma e delle capacità affabulatorie che queste sorti di “pifferai” usavano per reclutare bambini e giovanissimi. 

Alcuni vedono nel Pifferaio Magico riferimenti alla peste che colpì l’Europa, malattia trasmessa dai topi e che vide la morte di tantissimi bambini (i più colpiti dall’epidemia). Il flauto-il diavolo-la morte sarebbe da collegare alla visione della morte rappresentata come uno scheletro danzante che suona un flauto fatto con i femori, nella tipica danza macabra. 

Il finale proposto dai Grimm porta una sorta di tranquilla speranza per la sorte dei 130 bambini: “Qualcuno ipotizza che i bambini siano stati condotti in una cava e che siano transitati dall’altra parte, in Transilvania, nella città di Siebenbuergen”. In questo contesto di peste che decimava le popolazioni i cacciatori di ratti (come detto è un’aggiunta del 1500) erano molto diffusi. I topi, inoltre, erano portatori di morte e associati al diavolo, non era quindi difficile per un Pifferaio portarli nel mondo dei morti o, come raccontano alcune varianti della fiaba, trasportati in Transilvania, terra di vampiri. 

Tra i documenti attestati sulla vicenda, sappiamo che esisteva, nella vetrata della chiesa della stessa città di Hameln, risalente circa al 1300, l’immagine del Pifferaio Magico circondato da molti bambini vestiti di bianco. Della vetrata, andata distrutta, si trovano però solo descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città. Esisterebbe tuttora una legge non scritta che vieta di cantare o suonare musica in una particolare strada di Hameln, per rispetto nei confronti delle vittime.

Versione integrale della fiaba (tradotte da Vale76 e da cui sono state tratte le parti citate): www.paroledautore.net 

www.fiabeinanalisi.blogspot.it

Autore dell'articolo: Redazione

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