Way to blue – Il tributo a Nick Drake

When I was young, younger than before, I never saw the truth hanging from the door. And now I’m older, see it face to face. And now I’m older, gotta get up, clean the place

And I was green, greener than the hill Where flowers grow and the sun shone still Now I’m darker than the deepest sea Just hand me down, give me a place to be

And I was strong, strong in the sun I thought I’d see when day was done Now I’m weaker than the palest blue Oh, so weak in this need for you

(Place to be)

Nick Drake nasce in Birmania, il 19 giugno 1948 in una famiglia dell’alta borghesia inglese espatriata e cresce a Birmingham, frequentando le migliori scuole inglesi. Nel 1967 conosce Robert Kirby e, suonando nei locali di Londra, viene notato e messo in contatto con Joe Boyd, produttore musicale statunitense. Con lui Drake inciderà i suoi unici tre album – Five Leaves Left (1969), Bryter Layter (1971) e Pink Moon (1972) – ignorati da pubblico e critica. Tormentato da un forte disagio psichico e dalla depressione – situazione aggravata dall’uso di stupefacenti e psicofarmaci, nel 1974 muore per overdose di medicinali.

Drake, nella sua brevissima carriera, si è fatto notare come autore di testi notevoli ed eccelso chitarrista, sempre alla ricerca di nuove sonorità e accordature particolari della sua chitarra, ma è stato praticamente ignorato in tutto il suo periodo di attività, malgrado gli sforzi fatti da Boyd per permettergli di raggiungere quel successo che sarebbe stato ampiamente meritato. Sono dovuti passare molti anni dopo la sua morte perché il mondo della musica si rendesse veramente conto del valore di Drake e sono innumerevoli gli artisti di fama internazionale che hanno rivisitato i suoi brani rendendogli omaggio e citandolo come fonte di ispirazione (Robert Smith, Rem, tra i vari). Da anni gli vengono dedicati omaggi molto rispettosi ed emozionanti: uno di questi è quello a cui abbiamo partecipato domenica.

Sul prato della Rocca di San Miniato, Rodrigo D’Erasmo, polistrumentista, produttore, arrangiatore e membro degli Afterhours e Roberto Angelini, cantautore e musicista, hanno presentato il delicato ed emozionante spettacolo “Way to blue”, che portano in giro per l’Italia da qualche anno, dove ripercorrono la breve carriera di Nick Drake con un viaggio nei suoi tre album. I due artisti hanno raccontato l’opera e il personaggio in una cornice eccezionale nell’ambito della rassegna Musicastrada.

In un perfetto rispetto delle norme di distanziamento sociale e di prevenzione COVID, il pubblico si è steso nel prato ed ha ascoltato per circa due ore i due musicisti, che non si sono lasciati certo intimidire dal vento che li importunava. La musica di Nick Drake è risultata perfettamente in linea con la scelta effettuata dall’organizzazione ovvero non sedie ma teli e cuscini per sedersi o sdraiarsi nell’erba, creando ancora di più quell’intimità che le canzoni di Nick Drake portano con sé. L’atmosfera è stata enfatizzata anche dal momento dell’esibizione: tutto si è svolto durante il tramonto, con la conclusione del concerto con la luna luminosa in cielo mentre veniva eseguita proprio Pink Moon.

Positivi, sorridenti e alla mano, i due artisti hanno messo a loro agio il pubblico intervallando le canzoni magistralmente suonate (e in due casi riarrangiate) con aneddoti sulla vita di Drake, sull’origine di questo progetto e con le “pippe chitarristiche”- così definite da Angelini- sui vari tipi di accordature inventate dallo stesso Drake. Proprio questo modo complesso di suonare – come ci hanno raccontato i due artisti – ha frustrato ulteriormente il già fragile Nick che, non avendo a disposizione gli attuali strumenti moderni, ogni volta che cambiava accordatura creava delle lunghe pause con suoni poco gradevoli che distraevano il pubblico, generando il conseguente fastidio dell’artista.

Per chi ama Nick Drake “Way to Blue” è sicuramente un’occasione per poter ascoltare i suoi brani, portati in scena con onestà e delicatezza da due artisti innamorati. Per chi invece ancora non lo conosce, è un’ottima occasione per lasciarsi conquistare.

Suggeriamo infine, il documentario “Nick Drake: songs in a conversation” girato da Giorgio Tesi e visibile su Sky on demand. Il docufilm racconta Drake attraverso la sua musica, alternando brani eseguiti da vari artisti (tra cui Niccolò Fabi, Manuel Agnelli, Andrea Appino) ad un vero e proprio viaggio effettuato da Rodrigo e Roberto a Tanworth-in-Arden, cittadina dove Drake è sepolto.

La collaborazione tra Angelini e D’Erasmo è nata molti anni fa con la registrazione del vinile PongMoon (se andate al concerto vi racconteranno anche l’origine di questo nome) e negli anni sono riusciti a realizzare il loro sogno: raccontare Nick Drake. E dobbiamo dire che ci sono riusciti veramente molto bene.

Non vi resta che guardarvi il documentario e cercare la loro prossima data.

Per concludere una considerazione. Questo era il nostro primo concerto post-COVID. Aldilà di tutti i problemi che la musica sta affrontando, che sono tanti e ci vorrebbero articoli su articoli per parlarne, vogliamo sottolineare che un concerto come quello di domenica scorsa è una buona strada per ricominciare. L’intimità che si crea tra l’artista e le poche persone che lo stanno ascoltando crea qualcosa di magico che si spera possa essere coltivato nel futuro, anche quando ritorneremo ai grandi festival o ai mega concerti. La musica è condivisione e questa modalità di fare spettacolo è il modo giusto per riprendere i contatti con la musica, l’artista e ripartire.

(Fonti dell’articolo: Wikipedia; Ondarock; Storia della musica.it; Musicastrada).

Autore dell'articolo: Redazione

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