Diego Scarpellini: la recycled art ha casa a Vorno

Diego Scarpellini è un giovane artista lucchese che dà nuova vita ad oggetti di vario genere attraverso la recycled art.

Abbiamo fatto una chiacchierata con lui nel tardo pomeriggio di una bella giornata di fine agosto, nel verde del suo giardino a Vorno, dove oltre alla casa che condivide con Meg e circa 8 gatti, ha il suo laboratorio d’arte.

Diego ci ha raccontato il processo creativo e realizzativo che sta dietro i suoi lavori. Gli oggetti che utilizza provengono dalle fonti più svariate: li trova per strada abbandonati oppure gli vengono dati da amici, oppure viene a conoscenza di cantine da svuotare dove si butta a capofitto alla ricerca di tutto ciò che può essere riutilizzato e portato a nuova vita. Negli scaffali abbiamo visto di tutto: da semplici bulloni e chiodi a macchine del caffè, colini, spazzolini da denti. Praticamente Diego non lascia niente abbandonato, porta tutto con sé e lo dispone sugli scaffali con un ordine metodico, classificando gli oggetti per genere e caratteristiche comuni.

Proprio dall’osservazione degli scaffali parte il suo processo creativo: Diego passeggia e si lascia ispirare da ciò che vede. Spesso sceglie un pezzo che gli cattura l’attenzione oppure cerca quello che ha pensato la notte. Per esempio ha una testa in mente: passeggiando tra i suoi oggetti cerca il corpo. Una volta che il progetto mentale è pronto e ha trovato gli oggetti corrispondenti, comincia il lavoro manuale: lucida i pezzi e li assembla. La tecnica che utilizza è principalmente di imbullonaggio con la base formata da dado e bullone, non fa saldatura e raramente utilizza delle colle.

Il suo lavoro è uno splendido mix di creatività, logica e razionalità, necessaria per portare a compimento tutta la sequenza di assemblaggio.

Diego ha iniziato la sua carriera artistica con la pittura, virando poi verso la recycled art nel 2014 senza più smettere. Questo è il suo lavoro e, oltre a dargli da vivere, lo diverte e lo appassiona continuamente. Ritiene che proprio il “fallimento” della sua carriera di pittore sia stata la spinta per provare altro: “bisogna esprimersi anche con i fallimenti e le cose non riuscite finché non si trova la propria dimensione. Iniziando la recycled art ho capito che questo era il mio mondo, che in questo modo potevo raggiungere le persone, senza dimenticare l’altro aspetto fondamentale del mio lavoro, ovvero il rispetto dell’ambiente, l’importanza del riuso e l’impronta ecologica che è necessario dare adesso.”

Inizialmente i soggetti principali erano gli animali, soprattutto uccelli. Successivamente ha cominciato a dedicarsi agli ominidi, studiando anche l’anatomia in modo da avere una padronanza artistica perfetta. I primi umani creati sono state le figure di una scacchiera, passando poi agli arcani maggiori (ovvero le 22 carte principali dei tarocchi). Le tematiche esoteriche e mistiche sono tra le sue preferite infatti una delle sue ultime produzioni è quella dei 12 segni zodiacali.

(Foto di Cristian Ruberti)

Diego ha lavorato molto sui corpi con l’intento di rappresentare non solo l’ominide ma anche il movimento e mostrare di conseguenza un concetto.

Nella nostra chiacchierata abbiamo parlato un po’ anche della quarantena e di come i rapporti sono cambiati. Diego ha anche affermato un concetto che mi ha colpito ovvero che la distanza tra le persone non è per forza negativa: adesso possiamo vedere le persone nella loro interezza, scoprirne l’aurea. Inoltre per lui il periodo di quarantena è stato molto creativo, soprattutto nelle fasi iniziali, e si è dedicato molto alla creazione di figure maschili e femminili in movimento. Un esempio è l’opera San Giorgio e il Covid.

(Foto di Cristian Ruberti)

Diego vende le sue opere e lavora anche su commissione, attività che spesso gli artisti vivono come un limite. Lui invece lo considera una sfida creativa ancora maggiore, soprattutto nei periodi nei quali non ha idee. Ha partecipato ad una serie di mostre sia personali che collettive e ne ha in programma alcune, bloccate a casa del COVID e in attesa di riprogrammazione.

Tra i suoi “ispiratori” cita i Mutoid (alcune informazioni qui http://habitatproject.it/portfolio/mutoid-must-stay/), un gruppo di punk nomadi, e Andrea Locci, un pionere della rycled art che fa Robot, conosciuto a Calci (PI).

Nel futuro, oltre a vendere le sue opere, ha in programma delle attività di insegnamento, ancora top secret, attraverso degli workshop. Per Diego questa è una vera e propria sfida “devo studiare e lavorare per riuscire in questa nuova esperienza e spero di esserne all’altezza perché uscire dalla caverna e metterci la faccia non è semplice.”

Diego permette a tutti coloro che sono interessati di visitare il laboratorio e vi consigliamo vivamente di farlo (sempre che non siate allergici ai gatti) perché rimarrete stupiti dalla quantità di oggetti presenti e dalla possibilità che ognuno di questi ha di diventare un cappello, un oggetto, una parte del corpo.

Per info:

diegoscarpelliniart@gmail.com

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Autore dell'articolo: Redazione

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