Le donne di Chernobyl

Il 26 aprile del 1986 avevo 3 anni e mezzo. Non posso quindi dire di ricordarmi in prima persona quello che successe a Chernobyl, quando una nuvola di materiale radioattivo uscì dalla centrale nucleare V.I. Lenin, situata in quella che ora è l’Ucraina settentrionale ma in quegli anni era l’URSS. I miei ricordi sono i racconti di mia madre e i “bambini di Chernobyl” che passavano le estati in una sorta di scambio con la parrocchia del mio paese.

“Chernobyl” è stato il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, anche se il conteggio delle vittime è ancora incerto e largamente dibattuto, con cifre spesso enormemente diverse tra loro, così come le cause dell’esplosione non sono mai state del tutto chiarite.

La nuvola radioattiva contaminò tutta l’area attorno alla centrale e nei giorni successivi il vento le fece percorrere centinaia di chilometri attraversando gran parte dell’Europa dell’est, del nord e arrivando fino in Italia e Francia. Oltre ai morti effettivi è necessario considerare tutti coloro che si sono ammalati di leucemie e tumori dovuti all’esposizione delle radiazioni.

Lo spettacolo dell’associazione And Or, Margini Creativi “Le donne di Chernobyl”, in scena dal giugno 2017, è una performance basata su un testo scritto grazie alle testimonianze di una famiglia che ha vissuto e subito il disastro.

(foto da Facebook)

Dalle parole di Kety Di Basilio, la regista: “questo lavoro inizia con un ricordo di una bambina di cinque anni che oggi è una donna. Accade, nella vita di questa persona, che all’improvviso la quotidianità, comprensiva di luoghi e affetti, si smaterializza e questo avviene senza una causa apparentemente tangibile, per un insieme di processi chimico-nucleari di sostanze fantasmagoriche di cui è stato sconveniente parlare e si è preferito tacere, lasciando alla morte migliaia di vite.

La narrazione consapevole può divenire balsamo cicatrizzante per quelle ferite profonde che la vita può infliggere, indipendentemente da noi, e se la narrazione è accolta in maniera rispettosa allora prende forma nell’altro che ascolta e nell’ascoltare in maniera attiva l’altro la prende, la tiene, la contiene e – la mia storia non è più solo mia ma diventa parte di una comunità che mi accoglie, mi tiene e mi sostiene ed io non sono più da solo con la mia storia triste ma sono insieme ad altri con la mia storia triste, nessuno mi può togliere la tristezza dei fatti in sè, ma la compagnia può senz’altro togliermi dalla situazione di isolamento emotivo in cui la mia storia triste mi ha trasportato. Il progetto si avvia con una proposta di scrittura creativa autobiografica che va a integrare il ricordo del passato, il vissuto presente, elementi di cronaca e dati oggettivi dell’accaduto, interviste a parenti al tempo già adulti che hanno potuto regalare una fotografia della percezione dei fatti.

Lo spettacolo del gruppo de “Le donne di Chernobyl” racconta al pubblico il ricordo di questa tragedia ed è impegnato nel diffondere l’accaduto soprattutto nelle scuole superiori, al fine di ricordare una storia dimenticata e farla conoscere alle nuove generazioni. Oggi la protagonista reale, anche grazie a questo lavoro, parla di sé e si racconta.

(foto da Facebook)

Il lavoro – sempre nelle parole della Di Basilio – nasce nell’ambito del Laboratorio di Draming® permanente che si sviluppa per tematiche biennali o triennali. Le performance raccontano una storia che lasci il segno nell’ascoltatore e in chi la sta raccontando; in questo modo il racconto, la narrazione possono divenire dono reciproco, che sta nell’ascoltare e nell’essere ascoltati.

Ed è proprio così che è nato il progetto “Le donne di Chernobyl”: ad un membro del gruppo sta a cuore una sua storia personale e agli altri interessa ascoltare questa vicenda per acquisire gli elementi per renderla viva e poterla far rivivere a chi ascolta.

La scuola di Draming® , che da quindici anni è attiva sul territorio lucchese, si occupa di formazione attoriale usufruendo esclusivamente delle tecniche di Draming® e si rivolge a coloro che sentono l’esigenza di conoscere ed apprendere le discipline teatrali come crescita ed evoluzione personale. La finalità del laboratorio permanente e dei laboratori di Draming® in genere, è quella di dare priorità al processo e non al prodotto poiché è durante il percorso che il partecipante si sgancia da significati precostituiti e scopre il coraggio di lasciare spazio al sentire dando senso a ciò che prova. “Quando durante il riscaldamento guardo lo spazio di lavoro e vedo un corpo che si muove in un modo che non conosco allora so che sta per succedere qualcosa di straordinario, quel corpo ha trovato il “nuovo” e ne sta sperimentando le potenzialità, quel corpo è in un “nuovo processo creativo”.

Le donne di Chernobyl è una produzione dell’Associazione “And Or, margini creativi” , da un progetto di FTS sostenuto dal Comune di Montecarlo; di Kety Di Basilio, da una testimonianza di Piotr, Galia e Iryna Baturka.

Drammaturgia e regia: Kety Di Basilio

Assistenza alla regia: Silvia Ceccarelli

Con: Iryna Baturka, Caterina Pieraccini, Lucia Carmen Marchese, Francesca Colombini, Serena Davini, Sara Vitolo.

Se volete assistere allo spettacolo ecco i prossimi eventi:

31/7: Rassegna”Palco da Calcio”, Siena (volantino sopra)

19/8: Agosto Teatro 2020, Parco dell’Anconella, Firenze (ore 21.00)

20/8: Villa Bottini, Lucca, ore 18:30

Per maggiori informazioni:

ledonnedichernobyl@gmail.com

Facebook: @performanceandormarginicreativi

Instragram: andor_marginicreativi

Autore dell'articolo: Redazione

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